Un giorno ho detto basta. Non molto tempo fa. È accaduto per me in maniera naturale. Semplicemente non sono più attratto dall'idea di avere ai piedi degli attrezzi, di costringere i miei arti inferiori in scarponi da sci. L'abbandono dell'attrezzatura, credo abbia a che vedere con la necessità di stabilire un contatto fisico con la montagna anche in inverno.
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Le camminate estive, con la loro capacità di sorprendermi con paesaggi inattesi, facendo percepire suoni e silenzi, sensazioni di intima connessione all'ambiente in cui mi inoltro, si possono tentare anche in inverno. Sono diverse, i percorsi in parte mutano, ma le sensazioni sono ugualmente forti e mi restituiscono al mondo. Sto bene nei miei scarponi da montagna e con le ghette. Con loro posso inoltrarmi lungo un sentiero silenzioso che mi offre una montagna che sento più mia. Ascolto i miei passi, il metallo dei ramponcini che morde il ghiaccio e mi lega al terreno. Mentre cammino ho i piedi saldi a terra, ho il mio tempo, non ho bisogno della velocità che – anzi – mi è in qualche modo nemica perché mi impedisce di godere di ogni aspetto della natura che sto attraversando. Quell'albero innevato, quella traccia di lepre, la pigna rosicata che è una traccia dello scoiattolo che cerco con il naso all'insù. È questa la sostanza del mio rinnovato rapporto con la montagna d'inverno, ci sto bene. Sono io. Ora.