Anni Venti del nuovo millennio a Roma. Al funerale della vecchia zia Lina si ritrovano nipoti, pronipoti e parenti più o meno lontani, consapevoli che la morte dell’anziana matriarca segna la fine di un’epoca. Tra i presenti c’è un professore di liceo di mezza età, che scrive segretamente due blog con idee contrapposte, uno di sinistra e uno di destra.
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In quest’ultimo racconta l’invasione progressiva dei musulmani, che occupano ormai interi quartieri della città eterna. Contro l’invasione araba si organizzano gruppi di bianchi di estrema destra, che vogliono difendere l’identità italiana e cominciano una guerriglia urbana con gli immigrati. Con penna magistrale, à la Houellebecq, Bertetto intreccia molteplici storie, tutte caratterizzate dallo scacco esistenziale e dalla depressione. I differenti personaggi vivono un declino che riflette la crisi contemporanea della civiltà occidentale. La depressione della razza bianca è un romanzo anticonformista e politicamente scorretto su un tema di stringente attualità, delineando un affresco visionario e inquietante di un futuro possibile.