I commenti più recenti
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Inferno
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27/05/2026 infernolibro un po' noioso verso l'inizio ma poi diventa bello alla fine
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Il linguaggio della dea : mito e culto della dea madre nell'Europa neolitica
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26/05/2026 Emiliana Losma Libro fondamentaleQuesto libro è fondamentale per decostruire la visione patriarcale e maschilista della Storia secondo la quale le donne sono sempre state passive. Gli studi di Gimbutas parlano di matrifocalità e valori del materno tra cui quello fondamentale della pace Tramite una serie di scavi riporta alla luce un vastissimo repertorio di oltre 2000 manufatti dall'età neolitica all'età del bronzo ricostruendo una civiltà arcaica matriarcale e matrifocale a cui ha dato il nome di Europa Antica. Questa civiltà prepatriarcale vissuta per oltre 30.000 anni in contesti pacifici celebrava la Vita in tutte le sue manifestazioni. Vita - Morte - Rigenerazione. E la Dea era in tutte le sue manifestazioni il simbolo di unità di tutte le forme di vita esistenti in natura. Il suo potere era nell'acqua e nella pietra, nella tomba e nella caverna, negli animali e negli uccelli, nei serpenti e nei pesci, nelle colline, negli alberi e nei fiori. . Le invasioni dei popoli indoeuropei hanno sostituito questa cultura matriarcale con il patriarcato che ci è insegnato a scuola come "cultura ufficiale", ma Marija Gimbutas ci mostra come le immagini sacre e i simboli dell'Europa Antica non sono mai stati sradicati completamente. E che possiamo recuperarli noi oggi per costruire una società non opprimente né gerarchica. "La memoria collettiva va rimessa a fuoco. Questa necessità diventa sempre più impellente mentre prendiamo pian piano coscienza del fatto che il cammino del 'progresso' sta soffocando le condizioni stesse della vita sulla Terra"
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La biblioteca dei morti : romanzo
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26/05/2026 Cristina DarioNoioso, banale, prolisso, con poco spessore.
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La ballata dei pellegrini
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24/05/2026 Come nel medioevoDue donne e due uomini, si mettono in cammino da Vezelay (200 km a sud di Parigi) fino a Santiago di Compostella; circa 1500 km seguendo però l’antico tracciato della via Lattea per aree impervie e villaggi abbandonati, dormendo all’addiaccio o in case abbandonate. Un racconto di pellegrini non religiosi, forse atei, forse chissà, che camminano seguendo un tracciato percorso da un religioso nel 950, e vivendo le stesse identiche fatiche. Sensazioni, incontri, allucinazioni, pioggia, dolore, sete indicibile come mille anni fa, che fa dilatare l’esperienza del cammino. Un’avventura medievale ai giorni nostri. Da non considerarsi una guida, ma una riflessione sulle dinamiche umane se dovete partire per un cammino impegnativo.
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Viandanza : il cammino come educazione sentimentale
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24/05/2026 Siamo fatti per camminareInnanzitutto non è una guida ai cammini. Ma parla di cammino e delle sensazioni, dei sentimenti, delle esperienze sensoriali che tutti i veri camminatori hanno vissuto. Il cammino non è distanza, ma è certamente meta; non serve affrontare la via per Santiago o la via Francigena per vivere il cammino come esperienza di vita, lo può essere anche il raggiugere il quartiere limitrofo alla nostra abitazione. Nacci dà voce ai sentimenti, parla della sincerità nel dividere con altri camminatori del cibo, dei cerotti per le vesciche, dei sorrisi. I bisogni si riducono all’essenziale, lo zaino si alleggerisce, il cervello lavora con un altro ritmo e abbandona i cattivi pensieri perché anche questi pesano. Ho assaporato ogni frase di questo libro, perché Nacci è riuscito a rendere con parole i sentimenti e gli stati d'animo che anch’io ho provato: paura, stupore, allegria, irritazione, stanchezza che porta all’isteria. La viandanza diventa un modo non solo per conoscere i luoghi ma per conoscere se stessi ed i propri limiti. Il cammino serve per trovare risposte nuove a domande antiche? Non so, ma so che nel cammino le domande si riformulano.
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Il caso di Stevan Karajan
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22/05/2026 Adriana Tonon «Da sempre, qualcuno ha, qualcuno guarda.»E Andrić ce l'ha. Un grande talento narrativo. È una raccolta: dieci bei racconti, scritti fra gli anni Venti e Cinquanta che danno modo di cogliere la maturazione dell'uomo e dello scrittore nella manifestazione ed evoluzione della sua creatività di narratore. Insomma, si è scuccato lo sconquasso di due guerre mondiali in vita, e questa contingenza particolarmente sfortunata, per uno come lui che 'ha', si è rivelata assai preziosa per una come me che 'guarda' (ammirata). «Quando si è giunti al punto di bombardare dall'alto perfino i cittadini pacifici e onesti come se fossero dei neri o dei banditi, e di distruggere la loro proprietà neanche si trattasse di un bosco o di un prato, allora non c'è più vita né lavoro né sicurezza. Questa non è guerra è la fine di tutto!»
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Orbital
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19/05/2026 Gruppo Di Lettura - Il Club Del SabatoIl romanzo “Orbital”, della scrittrice inglese Samantha Harvey, Booker Prize nel 2024, ha diviso nettamente il nostro gruppo di lettura. Di certo si tratta di un romanzo particolare, a partire dall’ambientazione: una stazione spaziale in orbita attorno alla Terra, giunta alla sua ultima missione prima di essere smantellata. Da questo osservatorio privilegiato noi lettori, assieme ai 6 astronauti che compongono l’equipaggio della missione, abbiamo potuto vivere l’esperienza del tutto eccezionale di 24 ore trascorse in assenza di gravità in orbita attorno al nostro pianeta. Alcuni di noi hanno assaporato almeno in parte il cosiddetto “Overview effect”, come viene chiamato dagli astronauti: quella sensazione euforica e inebriante piena di stupore e tenerezza che si prova alla vista della Terra dallo spazio. La contemplazione della bellezza e fragilità del nostro pianeta occupa una parte considerevole del libro. Per alcuni lettori, la ripetuta descrizione delle emozioni provate dagli astronauti, assieme all’elenco delle città e dei luoghi riconosciuti sulla superficie terrestre, sono risultati ripetitivi e alquanto noiosi. Al contrario, altri partecipanti del nostro gruppo hanno apprezzato molto queste elencazioni di luoghi geografici provando una sorte di inebriante ipnosi nel seguire le orbite terrestri. Anche la parte del racconto dedicato agli esperimenti scientifici, all’attività fisica, ai piccoli interventi di manutenzione, così come il poco tempo concesso alle relazioni tra i membri dell’equipaggio e agli scambi di notizie con le loro famiglie a casa, è risultata poco attraente per alcuni di noi, magari meno coinvolti nell’argomento e, invece, interessante per altri. La mancanza di una trama vera e propria ha contribuito a rendere il libro faticoso per parte del gruppo. “Orbital”, infatti, non è né un vero romanzo né tantomeno un saggio: è piuttosto una lunga giornata di contemplazione e riflessione sulla bellezza mozzafiato della Terra e sulla sua, e nostra, fragilità. A conti fatti Orbital non è un libro sullo spazio ma sulla Terra e la lontananza concessa dalla stazione spaziale serve soltanto a permetterci di guardarla, finalmente, con uno sguardo puro e innamorato, colmo di cura e protezione.
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La vita non è in ordine alfabetico
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18/05/2026 Storie breviUn libro di storie, ognuna che prende spunto da piccole cose, storie brevi ma profonde. Mi piace il modo di scrivere di Bajani e direi che il racconto esalta la sua capacità di descrivere le sensazioni che ruotano, appunto, attorno a piccole cose
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